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SpecieNodi
Lutiano imperatore
Foto: Piscary

Lutiano imperatore

Lutjanus sebae · Lutjanidae

  • Mare
  • Mare costiero
  • Medio
  • Taglia

    60–116 cm

  • Peso

    3,4–33 kg

  • Longevità

    40 anni

  • Profondità

    5–180 m

Dove pescarlo

  • Scogliera
  • Costa rocciosa

Icone degli ambienti: Flaticon

Il lutiano imperatore è inconfondibile per la sua livrea rosso vivo attraversata da ampie bande bianche e una striscia scura sull'occhio. Questo grande lutjanide dei reef tropicali di Asia, Africa e Oceania può superare i 60 cm di lunghezza.

Calendario

Segnalata in 4 Paesi

Australia · Giappone · Indonesia · Mozambico

Segnalazioni GBIF — specie native e introdotte non distinte.

Riconoscerlo

Tre fasce rosso scuro tagliano il pesce giovane, e il loro tracciato è preciso. La prima scende dalla prima spina dorsale, attraversa l’occhio e raggiunge la punta del muso. La seconda parte da metà dorsale e cade verso la ventrale. La terza collega la base dell’ultima spina dorsale al peduncolo caudale.

È il disegno che tutti hanno in mente, ed è quello di un animale che non ha finito di crescere. I grandi adulti diventano uniformemente rossi, più scuri sul dorso, con le pinne rosse salvo le pettorali, rosa. A quello stadio il ritratto più noto della specie non vale più.

Bisogna allora contare. Undici spine dorsali e quindici o sedici raggi molli, tre spine anali e dieci raggi: la maggior parte dei lutiani che condividono il suo areale ne mostra dieci e otto. Questo scarto isola la specie quando la livrea ha smesso di farlo.

Il profilo della testa completa il ritratto. Scende in pendenza ripida, l’osso preorbitale è largo, la tacca e il bottone del preopercolo sono mediamente marcati, e le file di squame del dorso salgono oblique sopra la linea laterale. L’altezza del corpo sta da 2,6 a 3 volte nella lunghezza standard: un pesce tozzo.

Una conversione utile per leggere la letteratura, stabilita su ottocentoventotto individui: la lunghezza totale vale una volta ventiquattro la lunghezza standard, più un centimetro.

La riproduzione

La specie emette i gameti in piena acqua, senza nido né custodia. La prima maturità si stabilisce verso i cinquantaquattro centimetri, a partire dai quarantanove.

Rapportato al massimo indicato per la specie, questo significa che un pesce si riproduce per la prima volta attorno a metà della sua lunghezza possibile, e che gli resta poi l’essenziale di una vita che può arrivare a quarant’anni.

L’acqua che gli serve

Gli adulti tengono i dintorni delle scogliere coralline e rocciose, ma sconfinano largamente sui pianori di sabbia e sulle placche di ghiaia attigue. Li si pesca a strascico anche più in basso, su fondi relativamente piatti. Non è dunque una specie strettamente legata al rilievo.

I giovanili vivono altrove, e in altro modo. Sotto i venti centimetri frequentano le acque torbide del bordo e le zone di mangrovia, e stanno volentieri fra gli aculei dei ricci delle baie poco profonde. Quella commensalità fa loro da riparo finché la taglia non gliene fornisce un altro.

La profondità separa poi le età: crescendo, il pesce scende. I grossi risalgono però verso riva nei mesi invernali, movimento stagionale che per una parte dell’anno contraddice la regola generale.

Da qui un’osservazione sul campo: i banchi riuniscono individui della stessa taglia, oppure il pesce è solitario. Un banco omogeneo non è una coincidenza sociale, è la conseguenza della cernita per profondità.

Zone

  • Barriere coralline profonde
  • Pareti esterne
  • Relitti
  • Zone di corallo isolato

Tecniche

  • Pesca con vivo di fondo
  • Pesca alla palamitara
  • Traina profonda
  • Jigging con artificiali

Esche

  • Pesci vivi
  • Calamaro intero
  • Gamberetti di fondo
  • Granchi
  • Polpo a pezzi

Di cosa si nutre

Pesci, granchi, canocchie, altri crostacei bentonici e cefalopodi. Il fondo fornisce l’essenziale, la piena acqua il complemento.

La presenza degli stomatopodi nel menù merita una nota: sono prede armate, che pochi predatori di scogliera attaccano volentieri.

Come pescarlo

Due fatti governano la ricerca. Il primo è la cernita per taglia: se il primo pesce è piccolo lo saranno anche i suoi vicini, e conviene cambiare profondità piuttosto che insistere. Il secondo è il movimento invernale dei grossi soggetti verso riva, che mette alla portata di una pesca costiera pesci di solito presi al largo.

La specie è la più pesante del suo genere su questo fronte. La differenza fra un pesce di dieci chili e un grosso soggetto non è di grado: il secondo rompe ciò che il primo piega, e il fondo corallino fa il resto.

La sabbia e la ghiaia che bordano le teste di corallo meritano la stessa attenzione del corallo. È lì che la specie si nutre, e sono postazioni che i pescatori di scogliera trascurano.

In certe regioni dell’oceano Indiano i grandi individui provocano intossicazioni da ciguatera. Il rischio è locale, dipende dal settore di cattura assai più che dalla specie, e cresce con la taglia della preda: è una domanda da porre sul posto, mai una risposta da trasporre da una costa all’altra.

Conservazione

Tre attrezzi prelevano la specie, e ciascuno lavora su un’età distinta.

Il commercio acquariofilo prende i giovanili, che portano le fasce e si vendono per quelle. Lo strascico prende gli adulti sui fondi piatti. La lenza li prende sulla scogliera. Nessuno dei tre circuiti misura ciò che gli altri due tolgono, e lo stock, lui, è uno solo.

Il calendario biologico completa il quadro. Una longevità di quarant’anni e una maturità verso i cinquantaquattro centimetri descrivono un pesce lento: le classi d’età si ricostituiscono su un decennio, non su una stagione. La specie è inoltre allevata, il che sposta una parte della domanda senza togliere nulla alla pressione esercitata sui giovanili selvatici.

Normativa

Consultare la normativa locale vigente (taglia minima legale, periodi di chiusura, quote di cattura).

A solo scopo informativo. Taglie minime, quote e periodi di pesca variano per zona e stagione: verifica sempre la normativa locale vigente prima di pescare.

Altri nomi

Vivaneau empereur in francese, e il titolo torna in tutte le altre lingue del catalogo, italiano compreso. Non rimanda a nulla di osservabile: né la taglia, che non è la più grande del genere, né la livrea adulta, che è unita.

L’epiteto sebae, invece, è un genitivo di nome proprio: onora una persona anziché descrivere il pesce, a differenza della maggior parte dei nomi di specie di questo genere, costruiti su un colore o su una forma.

In acquariofilia la specie circola sotto altre denominazioni ancora, tutte costruite sulle fasce del giovanile — cioè su uno stadio che l’animale abbandona.

Fonti: fishbase.se · api.gbif.org

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