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SpecieNodi
Cefalo
Foto: Piscary

Cefalo

Mugil cephalus · Mugilidae

  • Mare
  • Mare costiero
  • Medio
  • Taglia

    50–100 cm

  • Peso

    1,2 kg

  • Longevità

    16 anni

  • Temp. acqua

    8–24 °C

  • Profondità

    0–120 m

Dove pescarlo

  • Estuario
  • Costa rocciosa

Icone degli ambienti: Flaticon

Il cefalo comune è un pesce robusto dal corpo allungato e fusiforme, con dorso grigio-azzurro e ventre argenteo, riconoscibile per la grande bocca leggermente obliqua.

Calendario

Segnalata in 30 Paesi

Australia · Cile · Cina · Colombia · Corea del Sud · Ecuador · Francia · Giappone · Grecia · Guyana Francese · India · Isola Norfolk · Israele · Italia · Messico · Mozambico · Nuova Zelanda · Perù · Polinesia Francese · Portogallo · Portorico · RAS di Hong Kong · Russia · Senegal · Singapore · Spagna · Stati Uniti · Sudafrica · Taiwan · Ucraina

Segnalazioni GBIF — specie native e introdotte non distinte.

Il suo areale

La specie occupa le acque costiere tropicali, subtropicali e temperate di tutti i mari, dai sessantadue gradi nord ai cinquantasette gradi sud. Pochi pesci marini coprono una fascia così ampia.

Un vuoto perfora però questa continuità. Sulla costa americana, il cefalo comune è segnalato dalla Nuova Scozia al Brasile, ma manca alle Bahamas e alla maggior parte delle Antille e dei Caraibi. Una specie che vive del deposito di fondo non ha nulla da raschiare su piattaforme carbonatiche dalle acque limpide, dove il sedimento fine e la materia organica scarseggiano.

Il suo intervallo termico, da otto a ventiquattro gradi, spiega l’altro margine dell’areale: consente tanto il mare di Ochotsk a nord quanto le lagune equatoriali.

Riconoscerlo

Una spessa palpebra adiposa ricopre quasi tutta la pupilla. È il primo carattere da cercare, e colloca subito il pesce tra i cefali: nessun altro gruppo costiero possiede quest’occhio semivelato da un tessuto adiposo.

La testa è larga e appiattita, il corpo tozzo, tondo in sezione. Il muso porta un labbro superiore sottile, privo di papille, munito di una o due file esterne di piccoli denti unicuspidi e di al massimo sei file interne, più fini e bicuspidi. Il labbro inferiore presenta una sola fila esterna equivalente. Questa dentatura non serve ad afferrare.

Due misure separano il cefalo comune dagli altri mugilidi. Il margine posteriore della mascella superiore raggiunge la verticale del bordo anteriore dell’occhio, e la piega mascellare resta invisibile sotto la commessura a bocca chiusa. L’origine della prima dorsale si colloca più vicina alla punta del muso che alla base della caudale.

I conteggi completano il quadro: cinque spine dorsali, sette-nove raggi molli, tre spine anali, otto-nove raggi molli, e tredici-quindici file di squame tra l’origine della dorsale e quella delle ventrali. Le basi della seconda dorsale e dell’anale sono ricoperte di squame nella loro parte anteriore. Una squama ascellare allungata si inserisce sopra la pettorale.

Sulla costa tropicale africana, le ventrali, l’anale e il lobo inferiore della caudale virano al giallastro. È una variazione regionale, non un carattere di specie.

La riproduzione

La deposizione avviene in mare, e in mare non avviene nient’altro. Gli adulti lasciano la costa in banchi, guadagnano il largo, depongono le uova, e sono le larve a percorrere di nuovo la strada verso l’entroterra.

Un solo aggregato riproduttivo è stato descritto in dettaglio: cinque pesci, una femmina e quattro maschi. I maschi si stringevano contro di lei mentre l’intero gruppo avanzava lentamente, contro una corrente di marea sostenuta. La configurazione è parca rispetto alla fecondità: una femmina rilascia da ottocentomila a due milioni seicentomila uova, che si sviluppano al largo.

La maturità arriva a tre o quattro anni, intorno ai trentacinque centimetri. L’età massima riportata è di sedici anni.

Il ciclo è catadromo, ma senza una fase dulciacquicola obbligatoria. La sfumatura è tutt’altro che marginale: un cefalo comune può compiere l’intera esistenza senza mai entrare in un fiume. L’acqua dolce è un’opzione, non una tappa.

L’acqua che gli serve

Il dominio ordinario si tiene nei primi dieci metri, su sabbia o fango, in banchi, mentre la specie è registrata fino a centoventi metri. Non è la profondità a limitarla, ma il substrato.

La sua tolleranza alla salinità non ha quasi eguali. La si trova in mare, negli estuari, molto in alto nei fiumi, nelle lagune e persino in ambienti ipersalini più salati dell’oceano, oltre che nelle mangrovie. Lo stesso individuo attraversa questi gradienti senza transizione.

Questa plasticità gli apre acque che pochi pesci di taglia paragonabile possono occupare, e spiega perché lo si incontri in stagni salmastri tagliati fuori dal mare per buona parte dell’anno.

Zone

  • Estuari e foci
  • Lagune e stagni costieri
  • Banchine portuali
  • Zone balneari poco profonde

Tecniche

  • Pesca all'inglese fine
  • Feeder leggero
  • Pesca al pane galleggiante
  • Pesca a piombo in estuario

Esche

  • Pane in cassetta
  • Verme di fango
  • Mais cotto
  • Riso glutinoso
  • Pallina di farina di grano

Di cosa si nutre

L’adulto bruca. Si nutre di detriti, microalghe e organismi bentonici, di giorno, prelevando il sedimento superficiale che poi filtra al proprio interno.

Questo filtraggio avviene in uno stomaco pilorico dalle pareti muscolari spesse, un ventriglio funzionale che macina sabbia e detriti, prolungato da un intestino molto lungo. Un pesce che ingoia sabbia per estrarne una patina di diatomee ha bisogno di un mulino, non di denti.

Il regime cambia con la taglia. Fino a circa tre centimetri, l’avannotto mangia zooplancton; superata questa soglia, si sposta sul fondo e non lo lascia più. Questo passaggio separa due pesci in uno stesso corpo.

Come pescarlo

Il cefalo comune non mangia nulla che somigli a un’esca da predatore. È il dato che comanda tutto il resto: artificiali e pesci morti non lo riguardano, e la pesca si affida a esche vegetali o pastose, presentate fini, su ami proporzionati a una bocca piccola e senza presa.

La sua attività è diurna, il che è raro nella pesca costiera e semplifica l’organizzazione di un’uscita. Vive in banchi, quindi un pesce trovato ne annuncia altri nello stesso punto.

Le poste discendono dalla sua tolleranza. Porti, canali di laguna, foci, bocche di marea, margini di mangrovia: ovunque l’acqua si carichi e si dissali, lui è di casa e i suoi concorrenti no. La corrente di marea orienta i banchi, come mostra l’unico aggregato riproduttivo osservato, tenuto contro il flusso.

Una femmina catturata a fine maturazione porta gonadi che valgono più dell’intero pesce. Le uova si vendono fresche o affumicate e danno, pressate ed essiccate, la bottarga.

Conservazione

La pesca del cefalo comune è intensa su tutto il suo areale, e il suo allevamento in stagni d’acqua dolce e salmastra è abbastanza antico e diffuso da assorbire parte della domanda al di fuori dello stock selvatico. È ciò che distingue il suo caso da quello dei pesci costieri il cui mercato dipende unicamente dalla cattura.

Resta uno squilibrio. Il valore della bottarga orienta lo sforzo verso le femmine piene, cioè verso pesci prelevati prima della deposizione. Una pesca che punta alle gonadi sottrae la riproduzione stessa, e non solo le riproduttrici: ogni femmina intercettata porta con sé fino a due milioni seicentomila uova.

Le cifre estreme che circolano sulla specie restano da confermare secondo gli stessi autori che le riportano: superano nettamente i valori consolidati, e sono questi ultimi a fare da riferimento.

Normativa

Consultare la normativa locale vigente (taglia minima legale, periodi di chiusura, quote).

A solo scopo informativo. Taglie minime, quote e periodi di pesca variano per zona e stagione: verifica sempre la normativa locale vigente prima di pescare.

Altri nomi

In francese si chiama mulet cabot o muge à grosse tête, due nomi che insistono sulla stessa testa larga — un tratto ripreso anche dall’inglese flathead grey mullet. Lo spagnolo dice lisa, il tedesco Meeräsche. Le uova essiccate danno il nome di bottarga, dall’arabo batarikh, termine che oggi designa il prodotto più che il pesce.

Fonti: fishbase.se · api.gbif.org

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