
Cefalo labbrone
Oedalechilus labeo · Mugilidae
- Mare
- Mare costiero
- Medio
- Taglia
25 cm
- Longevità
10 anni
Dove pescarlo
- Estuario
- Costa rocciosa
Icone degli ambienti: Flaticon
Muggine delle coste rocciose del Mediterraneo e dell'Atlantico orientale, riconoscibile per il labbro superiore spesso ricoperto di papille, che bruca alghe e detriti.
Calendario
Il suo areale
L’areale rientra quasi interamente in un mare chiuso. Il Mediterraneo è occupato da un capo all’altro, mentre la parte atlantica si riduce alla costa del Marocco e ai dintorni di Gibilterra — poche centinaia di chilometri oltre lo stretto, non di più.
L’assenza è più eloquente della presenza: la specie manca nel mar Nero, che la maggior parte dei mugilidi mediterranei occupa. La fonte che rileva questa assenza nota anche che il pesce non entra né in acqua salmastra né in acqua dolce. Le due osservazioni vanno nella stessa direzione, essendo il mar Nero un bacino dissalato in superficie; non è una dimostrazione, ma i due fatti si rispondono.
Riconoscerlo
Il labbro superiore è spesso e frangiato di papille, un bordo di piccole escrescenze carnose lungo tutto il contorno della bocca. È il tratto distintivo della specie, e si vede a colpo d’occhio su un pesce tenuto di fronte.
Una precauzione è comunque necessaria. Il muggine dalle labbra spesse, che occupa le stesse coste rocciose, porta anch’esso un labbro superiore spesso, descritto come crenellato. Lo spessore da solo non basta dunque a distinguerli: è la frangia di papille che bisogna cercare, non il volume.
La documentazione consultata non fornisce né conteggi delle pinne né proporzioni della testa per questa specie. Su un pesce dubbio, resta solo la bocca.
La riproduzione
Il pesce raggiunge la maturità intorno ai tredici centimetri, in un intervallo tra undici e quindici. Le uova sono pelagiche e non aderiscono.
Rapportata a una longevità di dieci anni, questa maturità precoce dà una popolazione composta quasi interamente da adulti: un individuo trascorre la quasi totalità della sua vita oltre la taglia in cui si riproduce. La stagione della deposizione, invece, non è indicata nella fonte, così come la fecondità.
L’acqua che gli serve
Vive in prossimità immediata della costa, su fondali rocciosi, senza superare una ventina di metri. Frequenta le foci dei fiumi e gli sbocchi degli emissari, ma non li risale: arriva alla foce dell’estuario dal mare e si ferma alla soglia dell’acqua dissalata.
Questa posizione ha una logica. Un’acqua arricchita fa crescere più alghe sulla roccia, e un brucatore che rifiuta il salmastro trova lì, sul lato salato, il pascolo migliore della costa senza mai lasciare il proprio ambiente. È questo che spiega perché lo si incontri esattamente dove meno lo si aspetterebbe, senza che per questo cambi salinità.
Zone
- Lagune costiere
- Zone salmastre calme
- Porti riparati
- Praterie marine
Tecniche
- Pesca a bolognese delicata
- Pesca con canna fissa
- Pesca con pane
- Pesca con piombino leggero
Esche e artificiali
- Mollica di pane
- Alghe verdi marine
- Vermi di sabbia fini
- Pasta di farina
- Piccoli invertebrati marini
Di cosa si nutre
Bruca alghe e detriti. La diagnosi non specifica il menu, ma l’ambiente e lo strumento concordano: un labbro frangiato applicato sulla roccia fa da raschietto, e le papille moltiplicano i punti di contatto su una superficie dura e irregolare.
È la lettura suggerita dall’associazione tra dieta, substrato e bocca. Nulla nella fonte va oltre, e la parte rispettiva di alghe e depositi non è nota per questa specie.
Come pescarlo
Dai fatti derivano due indicazioni, e la seconda è la più utile.
La prima riguarda la dimensione della bocca: esche morbide, vegetali o pastose, amo sottile, terminale discreto. Un muggine che raschia una pietra non si avventa su nulla.
La seconda riguarda la geografia. Questo muggine non si cerca a monte. Gli altri cefali della stessa costa si pescano in alto negli estuari e fin dentro i canali; questo si ferma al mare. Le postazioni sono le scogliere artificiali, i moli, i porti riparati, gli immediati dintorni delle foci — sempre sul lato salato, e su fondo duro.
Un ultimo dato cambia il modo di giudicare una cattura: dieci anni di vita in una taglia modesta. La crescita si arresta presto, e due pesci della stessa lunghezza possono avere diversi anni di differenza. La taglia non dice nulla sull’età in questa specie.
Il luogo di cattura, invece, merita di essere valutato. Un pesce prelevato allo sbocco di un emissario non è un pesce prelevato su una punta rocciosa al largo del paese.
Normativa
Consultare la normativa locale vigente (taglia minima legale, periodi di divieto, quote di cattura).
A solo scopo informativo. Taglie minime, quote e periodi di pesca variano per zona e stagione: verifica sempre la normativa locale vigente prima di pescare.
Altri nomi
Il nome scientifico dice due volte la stessa cosa, in due lingue. Oedalechilus viene dal greco — il labbro gonfio — e labeo dal latino, colui che ha labbra grosse. Il genere e la specie indicano lo stesso organo.
Le lingue vive seguono quasi tutte questa idea: mulet labéon in francese, boxlip mullet in inglese, Lippenmeeräsche in tedesco, tainha-de-lábios-grossos in portoghese brasiliano — e in italiano è proprio il cefalo labbrone. Cinque nomi su sei indicano la bocca, il che conferma che il tratto è visibile quanto sembra.
Solo lo spagnolo se ne discosta con morragute, nome di pescatori opaco, che non descrive nulla e che va imparato a memoria.
Fonti: api.gbif.org