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SpecieNodi
Palombo
Foto: Piscary

Palombo

Mustelus mustelus · Triakidae

  • Mare
  • Squali e razze
  • Medio
  • Taglia

    100–200 cm

  • Peso

    3,3 kg

  • Longevità

    24 anni

  • Profondità

    5–624 m

Dove pescarlo

  • Estuario
  • Spiaggia

Icone degli ambienti: Flaticon

Il palombo comune è un piccolo squalo costiero dal corpo allungato e dalla pelle grigia uniforme senza macchie, tipico della famiglia Triakidae. Vive vicino ai fondali sabbiosi e rocciosi delle coste europee e africane, dove cerca crostacei e piccoli pesci.

Calendario

Segnalata in 23 Paesi

Albania · Benin · Camerun · Congo-Brazzaville · Costa d’Avorio · Croazia · Francia · Gabon · Ghana · Grecia · Guinea · Guinea Equatoriale · Guinea-Bissau · Irlanda · Italia · Liberia · Nigeria · Paesi Bassi · Regno Unito · Senegal · Sierra Leone · Spagna · Sudafrica

Segnalazioni GBIF — specie native e introdotte non distinte.

Il suo areale

Pochi squali costieri di questo formato occupano una fascia così lunga. Parte dal Regno Unito, scende lungo tutta la facciata atlantica orientale, prende il Mediterraneo, le Canarie, il Marocco, segue l’Africa occidentale e termina sulla costa orientale del Sudafrica: dal cinquantottesimo grado nord al trentaquattresimo grado sud.

Una specie litorale che copre entrambi gli emisferi non incontra un’unica pesca ma una successione di pesche senza rapporto tra loro. A nord, gestione europea e pesca ricreativa da riva; al centro e al sud, pesche industriali e artigianali di natura del tutto diversa. Nulla nella biologia dell’animale varia tanto, da un capo all’altro di questa fascia, quanto ciò che gli viene fatto.

Riconoscerlo

Il genere si legge a colpo d’occhio: sagoma slanciata, due dorsali di taglia paragonabile, nessuna spina in nessun punto, e una dentatura bassa e smussata, a selciato invece che a lama. È uno squalo la cui bocca macina e non taglia, ed è ciò che dice il suo nome in più lingue.

La specie, invece, resiste. Due testi non concordano sulla sua livrea: la descrizione che apre questa scheda la dà grigia e uniforme, la diagnosi pubblicata è più ampia e parla di un grande palombo «uniforme o macchiato di nero», grigio o bruno grigiastro sopra, bianco sotto. Il disaccordo è esso stesso l’informazione utile. Le macchie non escludono questa specie, e il suo congenere — il palombo stellato — deve il proprio nome proprio alle piccole macchie bianche che gli screziano il dorso: la livrea non permette dunque alcuna conclusione su questa coppia, e una fotografia di schiena quasi mai basta a determinare l’esemplare.

Neppure la taglia aiuta granché, dato che le due specie coprono formati vicini. In questa, la lunghezza corrente si avvicina al metro e la maturità si colloca tra settanta e ottanta centimetri. La determinazione sicura si fa sull’animale in mano, sulla dentatura e sui denticoli cutanei — ed è proprio per questo che le due continuano a essere mescolate nelle statistiche di sbarco.

La riproduzione

Questo palombo nutre i propri piccoli. Gli embrioni si collegano a una placenta vitellina e ricevono dalla madre un apporto continuo per tutta la gestazione. È la modalità più costosa che uno squalo possa praticare, e la placenta non è affatto la regola tra i piccoli squali di fondale: il suo congenere, sulle stesse coste, ne fa a meno.

La produzione segue di conseguenza: da quattro a diciassette piccoli per cucciolata, partoriti intorno ai trentanove centimetri. L’accoppiamento avviene per abbinamento netto, con avvolgimento.

Il rapporto tra queste due cifre è ciò che conta. Trentanove centimetri alla nascita corrispondono alla metà della taglia a cui l’animale si riprodurrà. Un neonato non è qui una larva prodotta a migliaia e persa a migliaia, è uno squalo già funzionale, pagato per intero da ciò che la femmina ha mangiato durante la gravidanza. La differenza con il palombo stellato, che si limita al vitello e partorisce piccoli di trenta centimetri, non è un dettaglio di idraulica: decide di quanto costa ogni piccolo, e dunque di quanto la popolazione può rimpiazzare.

L’acqua che gli serve

Piattaforme continentali e parte alta dei pendii, con un intervallo ordinario di cinque-cinquanta metri. L’ampiezza totale va dalla battigia a trecentocinquanta metri almeno, e un esemplare è stato raccolto a seicentoventiquattro metri nel mar Ionio orientale — un record di cattura, non un habitat.

È la metà alta di questa fascia che conta. Uno squalo la cui vita ordinaria si svolge tra cinque e cinquanta metri è uno squalo raggiungibile da una spiaggia e da una piccola imbarcazione. Nuota vicino al fondo per preferenza e talvolta risale a mezz’acqua, senza restarvi.

Zone

  • Fondali sabbiosi costieri
  • Spiagge in surfcasting
  • Estuari e baie sabbiose

Tecniche

  • Pesca di fondo a paternoster
  • Pesca in surfcasting
  • Palangaro di fondo

Esche

  • Granchio
  • Crostacei
  • Calamaro
  • Arenicola

Di cosa si nutre

Crostacei prima di tutto, poi cefalopodi e pesci ossei. Quest’ordine non è un artefatto di campionamento: una dentatura a selciato è fatta per schiacciare carapaci, e un animale attrezzato per triturare cerca ciò che ha un guscio.

Tutta la condotta di pesca discende da qui. Un predatore che fruga il sedimento in cerca di granchi prende un’esca posata sul sedimento, e non insegue nulla nello strato d’acqua sovrastante.

Come pescarlo

La fonte lo descrive catturato da riva e da piccole imbarcazioni messe in acqua dalla spiaggia, il che situa con precisione la pesca: sulla sabbia, nella parte bassa del suo intervallo di profondità, a portata di lancio.

La dentatura elimina una precauzione e ne impone un’altra. Niente in questa bocca taglia, quindi l’acciaio non è ciò che questo pesce richiede; la pelle, invece, è abrasiva, e pochi secondi di rotazione bastano a rovinare un filo troppo sottile. È l’usura da anticipare, non il taglio. L’animale non è pericoloso per l’uomo.

Un dato dovrebbe guidare la decisione al momento della cattura. La maturità si colloca tra settanta e ottanta centimetri e la taglia corrente è di un metro: la maggior parte dei pesci incontrati si è già riprodotta almeno una volta. Non è la situazione abituale con gli squali, dove la questione riguarda di norma i giovani; qui riguarda le femmine adulte. L’età massima riportata è di ventiquattro anni.

Conservazione · In pericolo (IUCN) — Questa specie è minacciata di estinzione. Rilasciala sempre (no-kill), maneggiala con la massima cura e verifica le regole locali: la sua pesca può essere vietata.

Conservazione

Il calo è documentato due volte, dagli indici di abbondanza e dai livelli di sfruttamento rilevati, e le due serie concordano. La valutazione di riferimento risale al 4 agosto 2020.

Il meccanismo è la placenta. Una femmina che nutre i propri embrioni produce da quattro a diciassette piccoli per ciclo e nulla di più, ciascuno al costo di una gestazione intera. Non esiste alcuna eccedenza riproduttiva a cui attingere: ciò che viene prelevato si sostituisce un piccolo alla volta, al ritmo consentito dal ciclo di una femmina, mentre la specie è sfruttata intensamente su gran parte del suo areale — per il consumo, per l’olio e per la farina di pesce.

La lunghezza dell’areale aggrava il problema invece di diluirlo. Una popolazione litorale continua dal Regno Unito al Sudafrica attraversa decine di giurisdizioni, e una misura presa a un’estremità non produce nulla all’altra. Non è uno stock sotto un’unica regola, è un’unica popolazione frequentata da tutti su tutta la sua lunghezza.

Manipolare una femmina di questa specie comporta dunque più di quanto sembri: non porta uova destinate a disperdersi, ma un piccolo numero di piccoli già grandi che sta nutrendo nel momento stesso in cui la si tira a bordo.

Normativa

Consultare la normativa locale vigente (taglia minima, periodi di divieto, quote).

A solo scopo informativo. Taglie minime, quote e periodi di pesca variano per zona e stagione: verifica sempre la normativa locale vigente prima di pescare.

Altri nomi

Émissole lisse in francese, smooth-hound in inglese, Glatthai in tedesco, cação-liso in portoghese brasiliano: quattro lingue su sei insistono sul liscio, cioè sull’assenza di spine e su una dentatura che non trattiene. Lo spagnolo dice musola, e l’italiano stesso usa palombo: due nomi antichi che non descrivono nulla.

Mustelus è il latino della donnola, la parola da cui derivano i mustelidi, applicata qui a uno squalo sottile che fruga lungo il fondo.

Nella letteratura sussiste un’insidia di lettura. Il pesce dell’Atlantico occidentale è stato a lungo pubblicato sotto il nome di Mustelus canis, oggi riservato alla specie dell’Atlantico ovest. Una citazione antica sotto questo binomio può dunque designare l’uno o l’altro animale, e le chiavi di identificazione datate vanno lette con questa riserva.

Fonti: fishbase.se · api.gbif.org

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